Mentre scrivo questa apertura del nostro giornale sto ascoltando "Inno alla gioia", quarto movimento della sinfonia Nove. Uno dei capolavori di Beethoven, su testo del grande poeta Friedrich Schiller. "O amici, non questi suoni! Ma intoniamone altri più piacevoli e più gioiosi".

Un inno alla cultura e all'amicizia. O viceversa - se volete - all'amicizia e alla cultura. Non a caso é   l'inno dell'Europa. Lo cito per sottolineare - anzi valorizzare- quella che dovrebbe essere la volontà fondativa di pace nel nostro continente, dopo secoli di guerra e dopo i due devastanti conflitti del secolo scorso.

In questi giorni l'Europa che é stata colpita nel suo cuore. In una delle sue Capitali culturali - Parigi - dove è nata la prima democrazia moderna. Come sappiamo tutti "Liberté, Eguité, Fraternité"    sono stati i valori che hanno innervato la nostra concezione della politica e della nostra azione sindacale. Valori che sono stati calpestati in questi ultimi decenni (almeno 20) e che hanno avuto degli attacchi profondi da logiche geopolitiche che a volte noi non riusciamo nemmeno ad immaginare. Nel condannare in modo fermo e convinto la strage di Parigi, vogliamo ricordare le stragi che si sono susseguite in questi mesi. Che purtroppo sono state sottovalutate dai mass media del nostro Paese. Sotto la stessa mano criminale sono state massacrate centinaia di persone in Kenia. In Libano. Continua lo stillicidio dei migranti nel Mediterraneo. E' stata scoperta una fossa comune con almeno una settantina di donne dilaniate dalla furia di questi gruppi oltranzisti. La lista sarebbe lunga. Ma chi arma questi terroristi? Non ci pare che il G20 ci stia dando delle risposte concrete. A partire dal luogo dove è stato organizzato- cioè la Turchia di Erdogan, incredibilmente rieletto nel suo Paese - che continua a massacrare le minoranze curde e nelle piazze il suo popolo che chiede una vera democrazia.

Dominano ancora logiche di spartizione delle aree di influenza a livello mondiale e specialmente nelle aree calde del mondo. Dove si tengono sott'occhio i controlli economici su armi, petrolio, gas. E non per ultimo anche prostituzione e traffico di esseri umani. Un mondo che sta diventando sempre più assurdo e che noi non riusciamo più a capire.

Giovanni Pascoli, direttore di VeneziaLavoro