È stato eletto dall’assemblea generale del sindacato veneto riunita a Mestre alla presenza di Susanna Camusso, segretario generale della Confederazione e di Nino Baseotto, segretario nazionale con delega all’organizzazione

La Cgil del Veneto ha un nuovo segretario generale. Si tratta di Christian Ferrari, proveniente dalla segreteria generale della Cgil di Padova, eletto questa mattina dall’assemblea generale del sindacato veneto riunita a Mestre alla presenza di Susanna Camusso, segretario generale della Confederazione, e di Nino Baseotto, segretario nazionale con delega all’organizzazione. Quarantatreenne, padovano, Ferrari ha iniziato la propria esperienza sindacale nel 2003 come dirigente della Funzione Pubblica Cgil di Padova dove è rimasto fino al 2010 quando è passato alla segreteria confederale con l’incarico di segretario organizzativo. Nel 2013 ne è diventato il segretario generale, carica che ha ricoperto fino ad oggi e manterrà in attesa del ricambio. Alla guida della Cgil regionale succede ad Elena Di Gregorio che dallo scorso luglio ricopre il ruolo di segretaria generale dello Spi del Veneto.

Nella dichiarazione programmatica che ha preceduto la votazione, Ferrari si è soffermato sul delicato passaggio di fase che sta attraversando il sistema veneto, contrassegnato da fattori di segno contrastante e che richiede un grande impegno e sforzo progettuale per indirizzare le nuove potenzialità verso la crescita e una nuova qualità sociale, a partire dal lavoro.

"Nel 2016 - ha esordito Ferrari - il pil regionale è cresciuto dell'1,2%, con il record storico delle esportazioni che hanno superato i 58 miliardi di euro. Nei primi 6 mesi del 2017, la produzione industriale è cresciuta complessivamente del 2,6%. Sempre nello stesso periodo si è però verificata un’impennata dei licenziamenti individuali, un calo dei tempi indeterminati, un aumento rilevante del lavoro a termine e precario. La disoccupazione, seppur in diminuzione, conta ancora tra le sue fila ben 150.000 persone".

"La crisi – ha proseguito – ci ha colpiti pesantemente, determinando la chiusura di migliaia di aziende, svelando ai nostri occhi lo spettacolo spettrale dei capannoni vuoti e dei cancelli chiusi e arrugginiti. Il prezzo, salatissimo, è stato pagato sopratutto dai lavoratori, dai piccoli artigiani, dai ceti popolari, dalle nuove generazioni. Vi sono 828.000 cittadini veneti a rischio povertà ed esclusione sociale, di cui 148.000 bambini e minori, la povertà assoluta è più che raddoppiata e 315.000 persone rinunciano alle cure sanitarie”. 

"Nonostante questi numeri mettano i brividi - ha spiegato Ferrari - è innegabile che il tessuto economico veneto stia dimostrando una resilienza e una capacità di reazione apprezzabili.  È proprio questo il tempo per immaginare un altro modello di sviluppo, puntando a trasformare una parziale risalita dal fondo in qualcosa di più solido e strutturale. A partire dalla irrinunciabile vocazione manifatturiera della nostra regione. Una delle priorità è sicuramente la sfida dell’area di crisi complessa di Venezia: un’occasione per costruire un progetto di rinascita industriale e produttiva in un contesto decisivo non solo per il Veneto ma per l’intero Paese."

Un altro dei compiti della Cgil è innanzitutto "provare a condizionare quella straordinaria accelerazione della storia in cui siamo immersi, convenzionalmente definita con l’espressione 4.0, che sta già investendo l’industria, i servizi, l’economia e la stessa organizzazione sociale. Una vera e propria rivoluzione tecnologica dalle potenzialità straordinarie, ma per nulla scevra da rischi che non vanno in alcun modo sottovalutati. Fin qui infatti si sta ulteriormente consolidando un modello economico globale che produce enormi ricchezze e poco lavoro".  

"Non si tratta però di un destino ineluttabile. La tecnologia può essere un’eccezionale strumento di emancipazione, di realizzazione, di benessere per un numero potenzialmente illimitato di persone. A cominciare dalle nuove generazioni che vanno messe alla testa di una battaglia autenticamente di progresso. Quelle ragazze e quei ragazzi che in 10.000 ogni anno lasciano la nostra Regione per cercare lavoro e realizzazione all'estero. Quelle ragazze e quei ragazzi veneti che – in 110.000 – non studiano né lavorano. L’obiettivo principale è quindi quello di far sì che la ripresa (del Pil, della produzione, dei fatturati) che sta vivendo la nostra Regione si traduca in un innalzamento della qualità sociale complessiva del Veneto, a cominciare dalla quantità e dalla qualità del lavoro", ha concluso il nuovo segretario.

 
 

La Cgil del Veneto ha un nuovo segretario generale. E' Christian Ferrari, proveniente dalla segreteria generale della Cgil di Padova, eletto questa mattina dall’assemblea generale del sindacato veneto riunita a Mestre alla presenza di Susanna Camusso, segretario generale della Confederazione, e di Nino Baseotto, segretario nazionale con delega all’organizzazione. Quarantatreenne, padovano, Ferrari ha iniziato la propria esperienza sindacale nel 2003 come dirigente della Funzione Pubblica Cgil di Padova dove è rimasto fino al 2010 quando è passato alla segreteria confederale con l’incarico di segretario organizzativo. Nel 2013 ne è diventato il segretario generale, carica che ha ricoperto fino ad oggi e manterrà in attesa del ricambio. Alla guida della Cgil regionale succede ad Elena Di Gregorio che dallo scorso luglio ricopre il ruolo di segretaria generale dello Spi del Veneto.

Nella dichiarazione programmatica che ha preceduto la votazione, Ferrari si è soffermato sul delicato passaggio di fase che sta attraversando il sistema veneto, contrassegnato da fattori di segno contrastante e che richiede un grande impegno e sforzo progettuale per indirizzare le nuove potenzialità verso la crescita e una nuova qualità sociale, a partire dal lavoro.

"Nel 2016 - ha esordito Ferrari - il pil regionale è cresciuto dell'1,2%, con il record storico delle esportazioni che hanno superato i 58 miliardi di euro. Nei primi 6 mesi del 2017, la produzione industriale è cresciuta complessivamente del 2,6%. Sempre nello stesso periodo si è però verificata un’impennata dei licenziamenti individuali, un calo dei tempi indeterminati, un aumento rilevante del lavoro a termine e precario. La disoccupazione, seppur in diminuzione, conta ancora tra le sue fila ben 150.000 persone".

"La crisi – ha proseguito – ci ha colpiti pesantemente, determinando la chiusura di migliaia di aziende, svelando ai nostri occhi lo spettacolo spettrale dei capannoni vuoti e dei cancelli chiusi e arrugginiti. Il prezzo, salatissimo, è stato pagato sopratutto dai lavoratori, dai piccoli artigiani, dai ceti popolari, dalle nuove generazioni. Vi sono 828.000 cittadini veneti a rischio povertà ed esclusione sociale, di cui 148.000 bambini e minori, la povertà assoluta è più che raddoppiata e 315.000 persone rinunciano alle cure sanitarie”. 

"Nonostante questi numeri mettano i brividi - ha spiegato Ferrari - è innegabile che il tessuto economico veneto stia dimostrando una resilienza e una capacità di reazione apprezzabili.  È proprio questo il tempo per immaginare un altro modello di sviluppo, puntando a trasformare una parziale risalita dal fondo in qualcosa di più solido e strutturale. A partire dalla irrinunciabile vocazione manifatturiera della nostra regione. Una delle priorità è sicuramente la sfida dell’area di crisi complessa di Venezia: un’occasione per costruire un progetto di rinascita industriale e produttiva in un contesto decisivo non solo per il Veneto ma per l’intero Paese."

Un altro dei compiti della Cgil è innanzitutto "provare a condizionare quella straordinaria accelerazione della storia in cui siamo immersi, convenzionalmente definita con l’espressione 4.0, che sta già investendo l’industria, i servizi, l’economia e la stessa organizzazione sociale. Una vera e propria rivoluzione tecnologica dalle potenzialità straordinarie, ma per nulla scevra da rischi che non vanno in alcun modo sottovalutati. Fin qui infatti si sta ulteriormente consolidando un modello economico globale che produce enormi ricchezze e poco lavoro".  

"Non si tratta però di un destino ineluttabile. La tecnologia può essere un’eccezionale strumento di emancipazione, di realizzazione, di benessere per un numero potenzialmente illimitato di persone. A cominciare dalle nuove generazioni che vanno messe alla testa di una battaglia autenticamente di progresso. Quelle ragazze e quei ragazzi che in 10.000 ogni anno lasciano la nostra Regione per cercare lavoro e realizzazione all'estero. Quelle ragazze e quei ragazzi veneti che – in 110.000 – non studiano né lavorano. L’obiettivo principale è quindi quello di far sì che la ripresa (del Pil, della produzione, dei fatturati) che sta vivendo la nostra Regione si traduca in un innalzamento della qualità sociale complessiva del Veneto, a cominciare dalla quantità e dalla qualità del lavoro", ha concluso il nuovo segretario.