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Bizzarra coincidenza in questi giorni.   Mentre i lavoratori della grande distribuzione erano in sciopero per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, con un corteo a Vicenza che ha visto alla testa i 72 dipendenti della Metro di Marghera i quali hanno ricevuto la comunicazione che la multinazionale franco tedesca intende chiudere il sito della città lagunare con i primi giorni dell'anno prossimo lasciando a casa tutti, il signor Sindaco si dice favorevole all'apertura di un nuovo centro commerciale in città. 

E' da tempo che la città sta pazientemente aspettando dalla sua guida una chiara strategia per una ripresa tanto necessaria quanto urgente, dopo questi interminabili anni di crisi e di incertezze che hanno pesantemente indebolito non solo la prosperità del nostro territorio, ma anche il senso di socialità e di comunità, che sono il carattere distintivo dei suoi cittadini. 

Le domande che attendono risposta sono tante. Lavoro, innanzi tutto, sviluppo di un tessuto economico sfibrato, giustizia sociale, welfare che aiuti le famiglie e che dia certezze e autonomia ai cittadini e molto altro, a partire da politiche che vedano nelle persone e nel territorio le risorse più importanti, da tutelare e valorizzare. 

Ebbene, la notizia apparsa sui giornali, circa la disponibilità del Sindaco a ragionare sull'apertura di un nuovo centro commerciale, lascia sgomenti, soprattutto perché pronunciata da colui il quale, per tutta la campagna elettorale aveva sottolineato l'importanza di rilanciare l'intero territorio. 

E' chiaro ormai anche ai più distratti osservatori che, nonostante una piccolissima e non strutturale ripresa dei consumi, la crisi veneziana è soprattutto crisi di domanda e cioè i piccoli consumatori del nostro territorio, lavoratori e pensionati, per molti motivi, non ultimo, banalmente, la scarsissima disponibilità di risorse economiche a disposizione, hanno diminuito la loro capacità di spesa.

E' addirittura banale dire che non è aumentando i punti vendita, favorendo orari deregolamentati ovvero aprendo anche durante i festivi, che si stimola la spesa. Anzi. In assenza di risorse in capo ai consumatori, quei centri diventano luoghi della disaggregazione, della permanenza solitaria di molti soggetti, che allontana e avvilisce. 

Dall'altra parte, la nostra città, vede il centro di Mestre sempre più spopolato, con attività commerciali, anche storiche, in evidente difficoltà e senza una programmazione che permetta di riportare il centro...al centro.

 Perché, oggi più che mai e per i bene della nostra comunità, pensare ad un ennesimo e inutile non-luogo, invece che immaginare, progettare, investire e realizzare, anche rischiando sulla rinascita della città, signor Sindaco?

Perché non ripartire dal suo centro, ripensarlo non solo come una serie di attività commerciali lasciate a se stesse, ma come un nuovo collettore tra il mondo della produzione e quello del commercio? Perché non pensare ad un distretto commerciale diffuso al centro della terra-ferma in cui mettere assieme competenze artigianali, rete commerciale, start up, rete infrastrutturale fisica ed informatica, rigenerando così la città e i suoi cittadini?

E perché poi, non ipotizzare quindi anche di renderlo attrattivo per il turismo, non solo quello europeo o di oltre-oceano, ma soprattutto per quello di prossimità?

Venezia certo, ma anche Mestre, come un grande start-up, un laboratorio economico, sociale, e un volano di nuovo sviluppo che generi buon lavoro, in cui favorire nuova occupazione magari pensando al mondo dell'artigianato, trovando modalità di semplificazione, reti di impresa, mutualizzazione e condivisione di servizi, o magari pensando anche alle competenze che la nostra università crea ogni anno, e assieme favorire iniziative e modalità di attrazione e coesione sociale e percorsi di inclusione. 

E da ultimo, per praticare questi sentieri, essere promotore di momenti di sintesi e creare, magari faticosamente, un tavolo di lavoro, tutti assieme, politica, sindacati, imprenditoria, ognuno che ci deve mettere un pezzo per identificare le migliori pratiche che favoriscano e attraggano questo re-insediamento, ognuno nel rispetto delle proprie prerogative e ognuno carico di nuova e vitale responsabilità. 

Questo sarebbe rinascimento della nostra città. 

E invece la solita lisa, grigia e scontata risposta alla domanda di sviluppo: un centro commerciale, che tra l'altro allontana ragionamenti di insediamenti produttivi manifatturieri, quelli si urgenti e necessari e relega la nostra città ad essere sempre più una scatola vuota. 

Vabbe'... 

Intanto i cittadini e le cittadine di Venezia aspettano ciò che gli è stato promesso. Soprattutto innovazione, risposte, progettualità all'altezza della dimensione delle domande che pongono.  Non ne arrivano molte e anche queste, troppo spesso, sono proprio banali.

ENRICO PIRON segretario generale Cgil Venezia